GEZA: l'architettura industriale come arte del paesaggio
Architettura

GEZA: l'architettura industriale come arte del paesaggio

25 gennaio 2026 5 min di lettura

Da Udine al mondo, Stefano Gri e Piero Zucchi hanno trasformato capannoni e headquarters in opere che dialogano con il territorio.

Da Udine al mondo, Stefano Gri e Piero Zucchi hanno trasformato capannoni industriali e headquarters in opere architettoniche che dialogano con il territorio, conquistando i più prestigiosi riconoscimenti internazionali e il titolo di Architetti Italiani dell'Anno 2015.

Due percorsi che si incrociano a Venezia

La storia di GEZA inizia nelle aule dello IUAV di Venezia, dove Stefano Gri e Piero Zucchi hanno condiviso anni di formazione architettonica rigorosa. Ma è stata l'esperienza internazionale a plasmare definitivamente la loro visione: Barcellona per Stefano, dove ha assorbito la lezione del modernismo catalano; Siviglia e Amsterdam per Piero, che ha avuto l'opportunità di frequentare una masterclass con Rem Koolhaas, apprendendo l'importanza del pragmatismo visionario.

Nel 1999, mentre il mondo si preparava al nuovo millennio, i due architetti hanno scelto di tornare nella loro terra d'origine, il Friuli-Venezia Giulia, con un'ambizione precisa: portare qualità architettonica in un settore sistematicamente trascurato dalla cultura progettuale italiana, l'edilizia industriale. Una scelta coraggiosa, quasi provocatoria, in un'epoca in cui la gran parte degli architetti italiani guardava altrove per trovare committenze stimolanti.

Il manifesto Pratic: quando il capannone diventa architettura

Il progetto che ha definito inequivocabilmente la poetica di GEZA è la sede Pratic, completata nel 2012 e insignita della prestigiosa Medaglia d'Oro alla Triennale di Milano. Pratic, azienda leader nella produzione di pergole e tende da esterni, necessitava di una nuova sede produttiva a Fagagna. Quello che in mano ad altri progettisti sarebbe diventato l'ennesimo parallelepipedo di lamiera grecata, nelle mani di Gri e Zucchi si è trasformato in un manifesto architettonico.

La facciata perforata, realizzata con pannelli microforati in alluminio, filtra la luce naturale creando un'atmosfera quasi sacrale all'interno degli spazi produttivi. Il verde non è relegato a ornamento perimetrale, ma permea gli spazi attraverso patii interni e coperture vegetali. La produzione industriale diventa spettacolo: le grandi vetrate permettono ai visitatori di osservare il processo produttivo come se fosse una performance.

Con Pratic, GEZA ha dimostrato una tesi che oggi appare ovvia ma che allora era rivoluzionaria: l'industria può essere bella, e la bellezza non è un lusso ma un investimento. I lavoratori che trascorrono otto ore al giorno in un ambiente progettato con cura sono più produttivi, più felici, più fedeli all'azienda. Il committente illuminato che investe in architettura di qualità ottiene un ritorno d'immagine che nessuna campagna pubblicitaria potrebbe eguagliare.

Furla: la consacrazione nelle colline del Chianti

Se Pratic ha rappresentato la dichiarazione d'intenti, il nuovo Headquarters Furla a Tavarnelle Val di Pesa ha sancito la piena maturità espressiva di GEZA. Completato nel 2023, il complesso si estende per 18.300 metri quadrati nel cuore delle colline del Chianti, a pochi chilometri da Firenze. Una sfida progettuale di enorme complessità: inserire un edificio industriale di queste dimensioni in uno dei paesaggi più celebrati e tutelati d'Italia.

La risposta di Gri e Zucchi è stata magistrale. I tre volumi che compongono il complesso sono sfalsati in modo da seguire le curve di livello del terreno, dialogando con la morfologia collinare invece di imporsi su di essa. Le coperture verdi si fondono con i vigneti circostanti, rendendo l'edificio quasi invisibile quando osservato dalle alture. Ma non si tratta di mimetismo passivo: l'architettura mantiene una sua identità precisa, fatta di geometrie nitide e materiali contemporanei che dichiarano senza ambiguità la propria natura industriale.

Particolarmente significativo l'impegno ambientale del progetto: la riduzione del 30% delle emissioni di carbonio incorporate rispetto agli standard di settore, certificata attraverso un'analisi LCA rigorosa. Una dimostrazione che la sostenibilità non è incompatibile con l'estetica, ma può anzi diventare generatrice di nuove forme architettoniche.

Il metodo GEZA: dialogo con il paesaggio

Esiste un filo rosso che attraversa tutti i progetti firmati GEZA, dai capannoni friulani agli headquarters toscani: il dialogo costante con il paesaggio. Ogni edificio nasce da un'attenta lettura del contesto, dalla comprensione delle sue stratificazioni storiche, dei suoi equilibri ecologici, delle sue dinamiche sociali. Non si tratta di mimetismo acritico, di nascondere l'architettura nel tentativo di non disturbare, ma di costruire una conversazione rispettosa tra nuovo e esistente.

Questo approccio si traduce in una serie di strategie progettuali ricorrenti: l'uso di materiali che invecchiano con grazia, acquistando carattere con il passare del tempo; la permeabilità visiva che permette al paesaggio di attraversare l'edificio; l'integrazione di elementi naturali come verde, acqua e luce naturale negli spazi interni; la flessibilità degli ambienti, che possono adattarsi a usi diversi nel corso della vita dell'edificio.

Riconoscimenti e eredità

I premi sono arrivati copiosi: il Dedalo Minosse International Prize, gli Architizer A+Awards, la selezione tra i finalisti del Mies van der Rohe Award, il più prestigioso riconoscimento europeo per l'architettura contemporanea. Ma il riconoscimento più significativo è stato quello conferito nel 2015 dalla Giuria Speciale del Consiglio Nazionale degli Architetti, che ha insignito GEZA del titolo di Architetto Italiano dell'Anno.

Oggi lo studio continua a operare da Udine, fedele alle proprie radici, ma con uno sguardo che abbraccia l'intero territorio nazionale e oltre. La lezione di GEZA è preziosa per le nuove generazioni di architetti: non è necessario emigrare per fare architettura di qualità, non è necessario inseguire committenze glamour. Basta guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda, riconoscere il potenziale nascosto in ogni occasione progettuale, e lavorare con rigore, passione e rispetto per il contesto.

In un'epoca in cui l'architettura italiana sembra divisa tra star system globalizzato e routine professionale senza ambizioni, GEZA rappresenta una terza via possibile: quella di chi costruisce la propria eccellenza progetto dopo progetto, radicandosi nel territorio senza rinunciare alle ambizioni più alte.

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