Fondato nel 2011 a Bolzano, noa* è diventato un punto di riferimento internazionale per l'hospitality design che dialoga con il paesaggio alpino.
Fondato nel 2011 da due architetti altoatesini che si sono incontrati nello studio di Matteo Thun, noa* - network of architecture è diventato in poco più di un decennio un punto di riferimento mondiale per l'hospitality design, conquistando riconoscimenti internazionali e la stima di Dezeen che lo ha inserito tra i 20 studi emergenti più promettenti al mondo.
L'incontro che ha cambiato tutto
Milano, metà degli anni Duemila. Lo studio di Matteo Thun, uno dei nomi più celebri del design italiano, è un crocevia di talenti internazionali. Tra i giovani architetti che lavorano ai progetti dello studio ci sono due altoatesini: Stefan Rier, nato a Ortisei nel 1978, e Lukas Rungger, classe 1979, originario di Chiusa. Entrambi hanno alle spalle una formazione rigorosa e esperienze estere – Rier ha studiato anche a Vienna e Innsbruck, Rungger a Barcellona – ma condividono qualcosa di più profondo: la nostalgia delle montagne, il legame viscerale con il paesaggio alpino della loro infanzia.
Nel 2011 decidono che è arrivato il momento di tornare. Non per ripiegare su una carriera di provincia, ma per portare in Alto Adige le competenze acquisite nel design milanese più sofisticato. Nasce così noa* - network of architecture, uno studio con sede a Bolzano che fin dal nome dichiara la sua vocazione alla collaborazione e alla connessione tra discipline diverse.
Una filosofia che mette al centro le persone
"I nostri progetti raccontano storie autentiche di persone che vivono insieme." Questa frase, che campeggia sul sito web dello studio, è molto più di uno slogan pubblicitario. È una dichiarazione programmatica che orienta ogni scelta progettuale: l'architettura non è celebrazione dell'ego dell'architetto, ma strumento per migliorare la qualità della vita delle persone che la abitano.
Questa filosofia si traduce in un metodo di lavoro distintivo. Prima di mettere mano alla matita, Rier e Rungger trascorrono tempo con i committenti, cercando di comprendere non solo le esigenze funzionali ma anche la storia, i sogni, le aspirazioni. Nel caso degli hotel, studiano la tradizione dell'ospitalità locale, le aspettative dei turisti, il rapporto tra struttura ricettiva e comunità. Ogni progetto diventa così un racconto a più voci, in cui l'architetto è più un regista che un autore solitario.
Hub of Huts: il ribaltamento degli orizzonti
Il progetto che ha consacrato noa* a livello internazionale è Hub of Huts, l'estensione wellness dell'Hotel Hubertus a Valdaora, completata nel 2020. L'incarico era apparentemente semplice: aggiungere nuove funzionalità spa a un hotel di montagna già esistente. La risposta di noa* è stata tutt'altro che convenzionale.
La nuova struttura è una piattaforma sospesa a quindici metri dal suolo, sorretta da pilastri in acciaio che si appoggiano delicatamente sul terreno scosceso. L'effetto è vertiginoso: il visitatore cammina su un pavimento di vetro attraverso il quale osserva la valle sottostante, mentre le pareti trasparenti aprono una vista a 360 gradi sulle Dolomiti. Il cielo si riflette nel suolo, il paesaggio avvolge l'ospite, i confini tra interno ed esterno si dissolvono.
Non è solo un esercizio formale. Hub of Huts propone un'esperienza sensoriale radicale, un ribaltamento della percezione spaziale che porta il benessere oltre la dimensione fisica. Immergersi in una piscina sospesa nel vuoto, con le montagne che sembrano a portata di mano, è un'esperienza che trasforma il modo di percepire se stessi e il mondo circostante. L'architettura diventa terapeutica nel senso più pieno del termine.
L'Hotel Hubertus e la piscina iconica
Prima ancora di Hub of Huts, noa* aveva già lasciato il segno all'Hotel Hubertus con un intervento che è diventato una delle immagini più riconoscibili dell'architettura alberghiera contemporanea: la piscina a sbalzo. Una vasca che si protende oltre il bordo dell'edificio, sospesa nel vuoto alpino, offrendo ai nuotatori la sensazione di galleggiare nel paesaggio.
L'immagine di questa piscina ha fatto il giro del mondo, diventando virale sui social media e conquistando le copertine delle riviste di architettura e lifestyle. Ma al di là dell'impatto fotografico, il progetto dimostra la capacità di noa* di trasformare un elemento funzionale – una piscina – in un'esperienza memorabile che definisce l'identità di un luogo.
Dal villaggio Zallinger alla piattaforma Ötzi Peak
La produzione di noa* si estende ben oltre l'hospitality. Il villaggio alpino Zallinger, sull'Alpe di Siusi, rappresenta un'esplorazione del rapporto tra architettura contemporanea e tradizione costruttiva alpina. Le nuove strutture dialogano con i masi storici esistenti, utilizzando un linguaggio formale attuale ma radicato nei materiali e nelle proporzioni della tradizione locale.
Ancora più audace è Ötzi Peak, una piattaforma panoramica a 3.251 metri di quota, sul ghiacciaio del Similaun, nei pressi del luogo dove fu ritrovata la mummia di Ötzi. Una struttura minimale, quasi effimera, che permette ai visitatori di contemplare un paesaggio di sublime bellezza senza imporsi su di esso. L'architettura qui raggiunge il grado zero: non più costruzione, ma puro dispositivo per inquadrare il mondo.
Crescita organica e riconoscimento internazionale
Da Bolzano a Berlino, da Milano a Torino: in poco più di un decennio noa* ha aperto quattro sedi operative, attirando talenti da tutta Europa. Ma la crescita è stata sempre organica, guidata dai progetti più che da strategie di espansione pianificate. Ogni nuova sede è nata dalla necessità di seguire più da vicino committenze specifiche, non da ambizioni di crescita dimensionale fine a se stessa.
Nel 2018 Dezeen, la più influente testata online di architettura e design, ha inserito noa* tra i venti studi emergenti più promettenti al mondo. Un riconoscimento che ha confermato ciò che il mercato già sapeva: l'approccio di noa* all'hospitality design è unico, capace di coniugare innovazione formale e rispetto per la tradizione alpina, spettacolarità visiva e attenzione al benessere degli ospiti.
Oggi noa* continua a esplorare nuove frontiere, sempre fedele alla sua filosofia fondativa: creare architetture che raccontino storie autentiche, che mettano le persone al centro, che dialoghino rispettosamente con il paesaggio. In un panorama architettonico spesso dominato dall'ego e dalla spettacolarizzazione fine a se stessa, Rier e Rungger dimostrano che è possibile fare grande architettura restando umili, ascoltando prima di progettare, costruendo per le persone prima che per le riviste.
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