Dal 1967 ad oggi, lo studio di Massimiliano e Doriana Fuksas ha ridefinito i confini dell'architettura internazionale con progetti iconici in tutto il mondo.
Quando nel 1967 Massimiliano Fuksas apriva il suo studio a Roma, difficilmente avrebbe potuto immaginare che cinquantacinque anni dopo avrebbe contato 170 professionisti, sedi in tre continenti e oltre 600 progetti realizzati. Eppure quella visione audace, quella volontà di sfidare le convenzioni architettoniche, era già presente fin dall'inizio di una carriera che avrebbe ridefinito i confini dell'architettura italiana nel mondo.
Le origini di una visione
Nato a Roma nel 1944 da una famiglia di origini lituane, Massimiliano Fuksas ha completato la sua formazione architettonica alla Sapienza nel 1969, in anni in cui il dibattito architettonico italiano era dominato dalle figure storiche del razionalismo e dalle prime avanguardie radicali. Fuksas ha scelto fin dall'inizio una strada diversa: né nostalgico né provocatorio, ma visionario in senso letterale, ossessionato dalla ricerca di forme architettoniche capaci di emozionare.
I primi progetti, realizzati principalmente nel Lazio e in Umbria, mostravano già i tratti distintivi di quello che sarebbe diventato il linguaggio Fuksas: l'interesse per la fluidità delle forme, il rifiuto delle geometrie ortogonali convenzionali, l'attenzione quasi ossessiva per la luce naturale come elemento generatore dello spazio. Progetti come il cimitero di Civita Castellana (1972) e la palestra di Paliano (1979) anticipavano temi che sarebbero maturati nei decenni successivi.
L'incontro con Doriana: una partnership esistenziale
L'ingresso di Doriana Mandrelli nello studio nel 1985 non è stato solo un passaggio professionale ma una trasformazione esistenziale della pratica architettonica di Fuksas. Storica dell'architettura di formazione, con una sensibilità acuta per la narrazione e la dimensione culturale del progetto, Doriana ha portato una profondità teorica che ha arricchito enormemente l'approccio progettuale dello studio.
Insieme, Massimiliano e Doriana hanno costruito un linguaggio architettonico immediatamente riconoscibile: organico ma rigoroso, fluido ma strutturato, capace di emozionare senza rinunciare alla funzionalità. Una partnership creativa rara nel panorama architettonico mondiale, dove l'ego dell'architetto-star spesso fagocita ogni contributo esterno. Nel caso dei Fuksas, invece, il dialogo costante tra due sensibilità complementari ha generato un'architettura più ricca e complessa di quella che ciascuno dei due avrebbe potuto produrre individualmente.
La Nuvola: vent'anni per un'icona
Il Nuovo Centro Congressi dell'EUR, inaugurato nel 2016, rappresenta forse la sintesi più completa della poetica Fuksas. Un progetto che ha richiesto oltre vent'anni tra ideazione, concorso, polemiche, interruzioni e finalmente realizzazione, ma che testimonia una tenacia e una coerenza progettuale rare nel panorama architettonico mondiale.
L'edificio si compone di due elementi distinti: una "teca" di vetro e acciaio che contiene e protegge, e una "nuvola" – la struttura sospesa rivestita di fibra di vetro siliconato che ospita l'auditorium principale. La Nuvola è diventata immediatamente un'icona di Roma contemporanea, un landmark riconoscibile che ha dato finalmente alla capitale un edificio del XXI secolo capace di dialogare con il patrimonio storico senza complessi di inferiorità.
La scelta del rivestimento in tessuto tecnologico traslucido permette alla Nuvola di cambiare aspetto con il variare della luce: solida e scultorea di giorno, eterea e luminescente di notte. Un edificio che non si impone con la massa ma con la presenza, che occupa lo spazio senza aggredirlo, che dialoga con il razionalismo dell'EUR senza mimetizzarsi né contrapporsi frontalmente.
Oltre i confini: da Shenzhen a Francoforte
La produzione internazionale dello Studio Fuksas è sterminata e impossibile da riassumere. Il Terminal 3 dell'aeroporto di Shenzhen, completato nel 2013, è una delle più grandi strutture aeroportuali del mondo: un edificio di 500.000 metri quadrati la cui copertura ondulata richiama le forme di un manta ray, accogliendo 45 milioni di passeggeri all'anno in uno spazio che trasforma il transito in esperienza.
Il MyZeil di Francoforte (2009), centro commerciale nel cuore della città tedesca, ha ridefinito la tipologia del mall urbano: non più scatola chiusa ma spazio pubblico coperto, attraversato da una voragine vertiginosa che collega visivamente tutti i livelli. La Fiera di Milano, i Ferrari Store di Roma e Maranello, l'Armani Store sulla Fifth Avenue di New York: ogni progetto è un capitolo di una narrazione coerente, dove la forma nasce sempre da un'idea forte e la tecnica è al servizio dell'emozione.
Il metodo Fuksas: dall'idea al cantiere
Quello che distingue lo Studio Fuksas da molti altri studi di architettura di fama internazionale è il controllo completo del processo progettuale, dall'ideazione alla realizzazione. Massimiliano Fuksas è famoso per i suoi schizzi iniziali, disegni quasi infantili nella loro immediatezza che catturano l'essenza di un'idea prima che venga elaborata tecnicamente. Ma lo studio dispone anche delle competenze ingegneristiche per trasformare quelle visioni in edifici costruibili.
Questa integrazione tra creatività e tecnica è fondamentale per comprendere l'architettura Fuksas. Le forme organiche, le curvature complesse, le strutture apparentemente impossibili non sono capricci formali ma risultati di un processo progettuale rigoroso che tiene insieme aspirazione estetica e fattibilità costruttiva. La Nuvola, per esempio, è stata possibile solo grazie a software di modellazione parametrica e tecniche costruttive sviluppate appositamente per il progetto.
L'eredità e il futuro
Oggi, con oltre cinquant'anni di attività alle spalle, lo Studio Fuksas rappresenta un modello di pratica architettonica internazionale che ha saputo mantenere intatta la propria identità creativa pur crescendo fino a dimensioni aziendali. Un equilibrio difficilissimo, che molti studi della stessa generazione non sono riusciti a preservare, cedendo alla standardizzazione o alla frammentazione.
Per le nuove generazioni di architetti italiani che aspirano a competere sui mercati globali senza rinunciare alla propria visione, lo Studio Fuksas resta un esempio imprescindibile. La lezione è chiara: si può fare architettura d'avanguardia restando in Italia, si può costruire una pratica internazionale mantenendo radici romane, si può essere visionari senza perdere il contatto con la realtà del cantiere. In un'epoca di architettura globalizzata e spesso anonima, Massimiliano e Doriana Fuksas continuano a dimostrare che l'identità autoriale non è un ostacolo ma una risorsa.
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